Il sisma di Santa Venerina
Alle ore 11:02 del 29
ottobre una forte scossa di terremoto di magnitudo pari a 4.4 (Azzaro et
al., 2002) con epicentro nel comune di Santa Venerina (versante
orientale dell’Etna) dava inizio ad un secondo sciame sismico.
Il terremoto ha provocato ingenti
danni a centinaia di abitazioni in alcuni quartieri di Santa Venerina ed
un migliaio di senzatetto; è stato risentito anche nelle Frazioni di
Acireale ubicate in prossimità della costa ionica e nel territorio del
comune di Zafferana Etnea, dove ha provocato danni di minore entità. La
scossa è stata avvertita fino a Messina.
In corrispondenza delle strade e dei terreni agricoli dell’area
epicentrale sono state accertate numerose fratture al suolo con crolli
di muri a secco e conseguenti parziali ostruzioni della viabilità, e
lesioni su molti muri in cemento armato.
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Effetti del sisma delle ore 11:02 del 29/10/2002 |
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| Acireale - Via Scura (San Giovanni Bosco): crollo di un edificio in muratura - Foto DRPC del novembre 2002 |
Acireale - Via Longi: (Scillichenti): crollo parziale di un edificio in muratura - Foto DRPC del novembre 2002 |
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Acireale – Via Scura: Fratturazione al suolo e lesioni negli edifici lungo la strada - Foto DRPC del novembre 2002 |
Acireale – Via Scura: Fratturazione al suolo - Foto DRPC del novembre 2002 |
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Acireale – Via Sabaudia (Contrada Lella): Fratturazione al suolo su terreno agricolo |
L’indagine macrosismica (Azzaro e
Mostaccio, 2002), finalizzata a verificare gli effetti di danno sul
territorio lungo il versante sud – orientale, ha confermato che la
maggior parte degli edifici danneggiati gravemente si trovavano in una
fascia di circa 4 km compresa tra Santa Venerina e i centri abitati di
Guardia e San Giovanni Bosco, Frazioni di Acireale, che include le
Frazioni di Scura, Felicetto, Ardichetto e Bongiardo.
Il sisma è stato collocato
in un’area compresa tra le faglie di Moscatello e Santa Tecla, lungo una
struttura sismogenetica con direzione NO – SE che si sviluppa per circa
4 km (Azzaro, 2002). La collocazione dell’epicentro è stata definita a
seguito dell’osservazione degli effetti della fagliazione superficiale e
della localizzazione del massimo danneggiamento, elementi che vincolano
la determinazione epicentrale trattandosi, nella fattispecie, di sismi a
profondità focali superficiali. Il sistema di faglie di Moscatello e
Santa Tecla è relativo al sistema tettonico delle Timpe caratterizzato
da ben note evidenze morfologiche con notevoli sviluppi.
Da un’analisi comparativa effettuata tra tutti i terremoti conosciuti e
localizzati nella medesima area, risulta che il terremoto del 29 ottobre
presenta caratteristiche macrosismiche simili a quello del 17 giugno
1879, sia per l’estensione, sia per l’orientazione dell’area mesosismica.
Anche in quell’occasione i massimi effetti furono registrati tra
Bongiardo e Guardia e la scossa principale di M = 4.3 fu accompagnata da
circa una decina di scosse minori localizzate tra Bongiardo e Santa
Venerina e dopo circa un mese la sismicità interessò un’area più a NE
del versante orientale, con alcuni eventi che provocarono lievi danni
nella zona di Macchia (Azzaro, 2002).
Nelle ore successive alla prima scossa si sono verificate diverse
repliche, alcune delle quali di forte intensità come quelle registrate,
rispettivamente, alle ore 12:02 (M = 4), 16:49 (M = 3.8), 17:39 (M = 4)
ed alle ore 18:14 (M = 4.1). Quest’ultimo terremoto ha danneggiato in
modo grave l’abitato di Milo (comune confinante con Santa Venerina)
aggravando i danni già causati dalle precedenti scosse.
Intanto l’attività vulcanica continuava a manifestarsi con imponenti
esplosioni dalle bocche del versante meridionale e con emissione di
magma dalla frattura posta sopra Piano Provenzana; la cenere ricopriva
l’intero territorio sud - orientale della Sicilia arrivando fino alla
Libia.
Nei giorni seguenti sono proseguite sia l’attività sismica, con scosse
di media intensità (M > 3.5), sia l’attività vulcanica con l’emissione
continua di cenere.
In quei giorni si sono osservati, inoltre, fenomeni che facevano temere
per la possibile riattivazione di una frana innescata nel 1996 a Monte
Finocchio nel territorio di Presa (Frazione di Piedimonte Etneo).
Si erano riscontrate, infatti, anomalie nel funzionamento della galleria
drenante di Via Cavo Nuovo (diminuzione del deflusso idrico) oltre
all’apertura di vistose fratture al suolo in prossimità della corona di
frana e lungo la SP 68. Nel frattempo si appurava in alcune abitazioni
l’apertura o l’accentuazione di lesioni nelle murature. La riattivazione
della frana avrebbe minacciato la sicurezza del transito lungo la SP 68
che collega la Frazione di Presa con Piedimonte Etneo, a sud, e con la
Frazione di Vena, a nord. Il proseguire dei fenomeni osservati,
confermati dai sopralluoghi effettuati dai tecnici della Protezione
Civile, della Provincia Regionale e del Genio Civile, hanno portato alla
chiusura al transito della SP 68 in via precauzionale.
L’attività vulcanica sul versante di NE ha continuato incessantemente
fino al 3 novembre quando la frattura eruttiva appariva in corso di
raffreddamento e l’alimentazione iniziava a scarseggiare.